Titolo: Nèttore
Concept: molecola emotiva "imparare"
Target: medie-liceo
Pubblicazione: Laegend 2005-6
Mi sveglio tutti i giorni alle 6.30. Ma non per mia volontà, ovviamente ho un capo che decide il bello e il cattivo tempo nella baracca. Il luogo di lavoro è da un po' di tempo, molto tetro e lugubre.
Da quando il mio capo è stato lasciato da Martina, poi, un disastro.
In effetti, prima o poi darò le dimissioni.
Mi chiamo Nèttore, sono l'addetto delle pulizie (operatore ecologico neuronale) del cervello di Dante, 18 anni, iscritto regolarmente al liceo Volta. Che poi Dante, che diavolo di nome. So che è il nome di qualcuno di importante, ma se il mio capo riuscisse ad assorbire più informazioni su di lui anziché farsi le canne, beh, magari potrei capire meglio chi è. Del Dante omonimo, girando con il muletto tra i neuroni, ho scoperto che: punto primo, è morto. Punto secondo, non cuccava perché probabilmente era brutto forte. Punto terzo, ha scritto un libro che si chiama Divina Commedia di cui abbiamo tentato di imparare a memoria le prime tre righe, ma durante l'interrogazione ci è venuto fuori un testo degli articolo 31. E la prof ci ha messo 2.
Il mio compito è smacchiare, ripulire, buttare la spazzatura dei neuroni. Sapete quanta spazzatura entra qui dentro? Datemi retta: è una discarica. Ormai sono passato all'aspirapolvere sinaptica. Il problema è che la spazzatura molecolare, chiamata in gergo qui da noi spam, per entrare preme, spinge e sposta il resto giù, nel tubo che trasporta le informazioni ai piani bassi (che in gergo chiamiamo cimitero, o sub-coscienza, da cui provengono rutti più o meno raffinati)
Da lì non risalgono quasi mai. E io non posso mica infilarmi dentro il tubo infernale per recuperare i primi tre versi del titolo della..della??…del libro di Dante che è appena scivolato giù insieme alla teoria di Kant.
Ormai mi sono rassegnato, stavo quasi per lasciarci la pelle per recuperare il participio passato del verbo DRINK che è scivolato nel tubo e ho preso per i capelli.
Comunque adesso siamo a scuola.
Dante è interrogato, vede Martina al banco e tutti i neuroni si accendono, fuochi artificiali, questo sì che è un bello show. Ovviamente non abbiamo sentito la domanda del professore di storia.
Luigi, che è il tecnico luci, sta portando via un neurone bruciato. Se vedeste quanti sacchi dell'obitorio dobbiamo ordinare ogni volta che dante beve un gintonic. Non che ci dispiaccia dato che qui si organizza il party etilico.
Ecco, il prof ripete la domanda. “Cosa si intende per Illuminismo?”
A questo punto io di solito mi siedo, e vedo tutti i neuroni che sanno qualcosa sull'argomento accendersi, divampare, tingersi e mandare scariche, è uno spettacolo affascinante.
Mi siedo in attesa dei fuochi d'artificio.
Un neurone. Due, tre al massimo mandano impulsi.
Ecco. Dante non sa niente dell'illuminismo. Prendo il muletto e vado a vedere.
Mentre avanzo vedo Umidio che corre ansimante: Umidio è addetto ad alimentare la sudorazione delle mani. Qui si mette male.
Un impulso viene scartato perché dice qualcosa sui neon. Il secondo parla di un movimento filosofico molto confuso, in cui forse c'è di mezzo Manzoni ma forse no perché l'abbiamo studiato l'anno scorso in chimica. Il terzo dice di fingere un attacco di dissenteria. Dante asseconda il terzo.
Ecco. Ditemi voi in che testa sono andato a sgobbare. Io spero che i vostri Nèttore siano meno stressati. Dategli mie notizie e salutatemeli.
Titolo: SaferFood
Concept: molecola emotiva "cibo"
Target: medie-liceo
Pubblicazione: Laegend 2005-6
La Safer enterprise lancia la campagna pubblicitaria più grossa del secolo. Testimonial: Christina Sederova, la modella più acclamata del periodo. Ovviamente ingaggiata per le sue doti intellettuali, le mette in bella mostra sui cartelloni pubblicitari: safer food: goodbye, depression.
Prodotto da un trust di aziende, il safer è un alimento con ingredienti invisibili al pubblico, e garantisce l'addio alla depressione. “Una sola barretta di safer solleticherà ogni cellula del tuo corpo: dagli dieci secondi e un'ondata di felicità pervaderà il tuo organismo sciogliendo via ogni residuo di depressione.” Ultimo grido della tecnologia alimentare, il safer funziona.
Consistenza mou, sapore dolce ma non troppo, deciso ma non troppo, piccante ma non troppo.
Gli adolescenti abbandonano la merenda tradizionale e portano a scuola il safer in barrette: si siedono sul banco, aprono la confezione con rituali personali e masticano la delizia lentamente. Dopo pochi minuti un afflusso di felicità scorre tra le vene. C'è chi comincia a studiare per la prima volta (in quarta liceo) e dichiara sia un'esperienza divertente. C'è chi ammette che le lezioni di fisica siano spiritose. Migliaia di ragazzi si alzano dal letto all'alba per la colazione safer (biscotti safer inzuppati nel latte safer) e trotterellano con il sorriso fino a scuola.
Tamara, appena lasciata dal suo ragazzo Alfredo per incompatibilità di desideri (lui desidera la sua migliore amica), apre il frigorifero, divora un tortino safer e si sente così bene da chiamare Giulio, il migliore amico di Alfredo, e proporre di uscire in quattro.
Francesco, lo zimbello della scuola perché un giorno si è presentato in classe in pigiama con i coniglietti, in una settimana mangia due kg di yogurt safer e oltre a combattere la stitichezza, si presenta nuovamente in pigiama con gli orsacchiotti, dimostrando di averlo fatto per scelta estetica.
Diego, il re della timidezza, grattugia il safer sugli spaghetti e si sente invaso dalla sfacciataggine. La sera stessa si iscrive al varietà televisivo “Bellissimo 2008”
Il safer è leader di mercato. Ormai è venduto dappertutto: minestra safer, formaggio safer, barrette, croissant tortini pandolce safer, caviale safer, praline zucchero aromatizzato safer, yogurt dessert creme safer. La depressione sembra sparita dalla faccia della terra. Gli psicologi si ritirano per lasciar spazio ai dentisti.
Siamo a metà inverno. La S.Enterprise esce con la nuova campagna “In casa bianca il presidente si alza la mattina e mette un po' di safer nel caffè.” Testimonial: il Presidente degli Stati Uniti.
Ovviamente ingaggiato per le sue doti intellettuali, ne fa bella mostra sui cartelloni pubblicitari alzando la tazza di caffè griffata Safer: goodbye depression.
Ma qualcosa di invisibile resta sospeso nell'aria. Il fatto che i mercati internazionali abbiano permesso la distribuzione del safer senza pubblicare gli ingredienti, non è una notizia così strana. Chi sa quante cose mangiamo senza sapere cosa siano. Ma un gruppo di ricercatori per i diritti dei consumatori fa delle scoperte. A fine inverno su tutti i giornali compare il titolone: “il safer è aria fritta”. Articoli, servizi televisivi, interi programmi dedicati: “sfatiamo il mito safer”
Delusione mondiale. Gli ingredienti del safer sono semplicemente zucchero, aromi, farina, latte, tuorlo e qualche eccipiente. Gli stessi ingredienti di una buona torta fatta in casa. Niente di più.
Testimonianze di migliaia di persone confermano di aver combattuto la depressione, ma grazie a un alimento surrogato della torta margherita. Qualcuno dice perché gli ingredienti erano mescolati bene. Qualcuno perché c'è un ingrediente alieno non di nostra conoscenza. Qualcuno perché ai produttori è scivolata dentro un po' di marijuana. Qualcuno dice perché in realtà le armi per combattere la depressione le abbiamo dentro, ma nessuno si preoccupa di cercarle. Ma è solo una loro opinione personale.